L’abbonamento ATM

Ieri notte è venuto a trovarmi il mio migliore amico.
Ero felice, mi è mancato tanto. Mi manca da quando si è innamorato.
Perché con l’Amore va un po’ così: sparisci. Ed è giusto.
Quando si mise con quella ragazza sapevo che avrei detto addio alle nostre lunghe conversazioni, a me che uscivo di casa con il cappotto sopra il pigiama per andar a fare colazione nella sua cucina (nel palazzo accanto), alle cene in cui mi preparava il risotto al forno con le cozze (…). Ma ero felice per lui. Per il suo cuore di cerotti che iniziava a rinsavire. Pensai che se si fosse fatto scappare quella ragazza speciale sarebbe stato veramente un idiota.
Qualche tempo dopo si sposarono. Ora hanno una figlia tutta ricciolini che è una meraviglia. E la moglie ieri ha tenuto la bambina per permettere a lui di venire da me, ad ascoltare i miei racconti, le mie lacrime e le mie gioie. Sposarla è la cosa migliore che lui abbia mai fatto ❤

Il mio amico ha una teoria dello “sliding doors”, lui sostiene che a ogni passo possiamo scegliere. E a ogni scelta può corrispondere un grado di felicità.

Nelle ultime settimane ho fatto tante scelte felici: ho acquistato una meravigliosa credenza colombiana che proviene da Maracaibo e un tavolo artigianale che hanno arricchito la mia casa di storie; ho proposto – e ottenuto – alla preside della scuola elementare dove insegno di istituire “l’ora di empatia” in classe, ogni lunedì mattina, prima ora; ho scritto una e-mail per ringraziare chi negli ultimi anni mi ha fatta sentire benvoluta in un contesto per me lontanissimo; ho iniziato ad affrontare un lutto amoroso e ne risolvo un pezzettino ogni giorno; ho fatto lievitare un confronto dialettico con un’amica con la quale ci sproniamo a vicenda a vivere e vincere; ho dato un bacio sulla guancia a una persona appena conosciuta.

E stasera sono andata nella mia seconda Casa: la meravigliosa Scuola Superiore di Arte Applicata del Castello Sforzesco. Erano tutti lì.
Quando entro a Scuola vengo stravolta dalla Bellezza. È difficile spiegare se non lo si vive. Io arrivo e…

… e l’atmosfera è tenera e calorosa, ricca di piante verdi e statue un po’ ovunque; i Prof mi salutano calorosamente; gli studenti mi riconoscono e chiedono come vanno i miei progetti che loro seguono; la coordinatrice social mi si siede accanto promuovendomi ad art director per creare il post della serata; la responsabile della didattica mi abbraccia forte regalandomi la sua pin dell’evento e sua sorella mi si piazza tra mento e collo per sniffare il mio profumo senza inibizioni. Mi sento chiamare “orsacchiottina” dal Prof con la faccia tosta, ricevo tanti baci, e poi mi ritrovo a condividere profondamente le fatiche emotive dell’arte con qualcuno che non ho mai visto prima ma il cui lavoro stimo profondamente da anni.
Qualcuno che mi dice quali dei miei disegni apprezza maggiormente.
Ed ha già capito tutto di me…

In una Scuola così puoi solo sentirti a Casa.
In una Casa miracolosa.
In una Casa dove tutti stanno creando qualcosa e tu hai tanta voglia di rimetterti a sperimentare ciò che non fai da tempo… tipo l’acquarello botanico.
Ma non hai gli strumenti con te, così la Prof ti dice: “Tesoro, prendi i miei, io devo andare, ma te li lascio, usa tutto, disegna, crea!”.
E tutto tace. E tu disegni, giochi, inventi colori.

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Adoro sentirmi chiamare “tesoro”. Lo fanno in pochi, pochissimi. È come farsi rimboccare le coperte a letto. È meraviglioso.
E io… io mi merito tutto ciò? Ci provo. Provo a meritarmelo. Spero di meritarmelo.

Poi inizia la cena, mille mila persone mai viste prima lungo un tavolo infinito, tovagliette di carta da parati, sconosciuti con cui conversare e scoprire, le forchette che non sono mai abbastanza, il vino da mettere in frigo, gli sgabelli da cercare.
E mi chiedo: ma queste persone, si rendono conto di essere in un luogo sublime?
Forse sì. Secondo me sì.


Infine, bisogna riordinare.
Sono la docente di Ritratto, tocca a me sistemare?
Qualcuno, sono certa, se lo chiederebbe. Ma questa è Casa mia, questi sconosciuti sono i MIEI ospiti, vederli sorridere mi fa sorridere il Cuore. Quindi certo che sì, mi piace riordinare. E mi piace veder chiudere la Scuola.
Tutto tace e le statue prenderanno vita appena andremo via, rideranno di noi, confronteranno le proprie impressioni mentre le piante fremeranno di chiacchiere.
Sono certa che la Scuola Superiore di Arte Applicata ogni notte prenda vita.
Non appena si chiudono le grate.

 

Quando tutti vanno via, arriva la Signora dei Gatti.
Non ho ben capito come faccia a sapere che i cancelli sono ancora aperti, o se abbia le chiavi, o conosca le formule magiche per aprire ogni lucchetto. Ma lei arriva e prepara la nanna ai mici. La mia Scuola è anche questo.

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Io lo so che questo mondo fa schifo e che non posso illudermi che sia tutto meraviglioso tra le mura di una Scuola d’Arte. Ma, al contempo, so che serve passione per creare emozione e i docenti della mia scuola (che nonostante siano miei colleghi per me sono e saranno sempre i “Prof”) sanno non solo inventare tali emozioni ma anche farle girare. E io so che se le emozioni circolano il Mondo può essere un posto migliore.
Serve tanto coraggio.
Serve esser più forti delle proprie paure.

A fine serata mi sono ritrovata a fare il viaggio di ritorno in metro con il mio Preside.
Oh… lui è un tipo curioso e sa di esserlo.
Dice che noi docenti siamo la Famiglia Addams.
Per me, significa che ha capito che siamo una Famiglia, lo ha capito dal primo istante in cui è arrivato tra noi e mi piacerebbe tanto (proprio tanto) che gli arrivasse un po’ del nostro mood. Ma forse è arrivato 🙂
Perché una volta ho visto il suo schema della nuova, bellissima, nostra Scuola. E tra gli arredi c’era una Mary Poppins. Un ritaglio di collage che la diceva lunga.

Ha ragione il mio Preside quando afferma che in questa Scuola si può fare di tutto.
Noi facciamo di tutto.
E il tutto è FANTASTICO. 

Ah… tornando a casa ho perso per strada il cartoncino con il mio acquarello e il rametto di bacche di rosa canina, spero che qualcuno li trovi e si emozioni 🙂
Lo spero proprio ❤

 

PS. Stasera andando a Scuola mi sono fermata davanti a una macchinetta automatica ATM e ho ricaricato il mio tesserino con l’abbonamento annuale.
Desideravo farlo da almeno 3 anni. È stato fantastico. Fantastico.

2 pensieri riguardo “L’abbonamento ATM

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