Tra Tinder e Coronavirus

Parliamo di Tinder?

:O :O :O

Negli anni ’90 il mood era già noto, per quanto meno mainstream.
Ogni tanto mia madre mi dice che a me Piero Pelù piaceva tanto… in realtà non fu proprio così. Pelù piaceva a Cristina, la mia migliore amica (a oggi), mentre io ero in amore con i testi di quel Ligabue un po’ visionario e romantico ormai deceduto.
Non amavo i peli di Pelù. Cristina sì.
Ma in certi brani dei Litfiba scoprivo che il mondo proprio non funzionava a dovere.
E tra quei brani e le influenze liceali e certe poesie e le letture biografiche di Jim e Kurt mi formavo. Male, però mi formavo.
Ho la sensazione che chiunque cresca nella coscienza che non si possa amare qualcuno che c’è purché non vada via ha già trovato il proprio, incasinatissimo, sentiero.

Ora.
Sono rientrata ieri da un’esperienza surreale: si chiama “Scuola Natura”, significa che per 5 giorni ti ritrovi con la tua classe elementare in una struttura dove si alternano ritmi incalzanti di sveglie, lavaggi denti, vestizioni, laboratori, pranzi, attività, merende, escursioni, docce, cene, giochi, letture della buonanotte. E poi d’accapo.
Al risveglio mattutino passi da single senza figli a madre-momentanea di 14 bambini (e ben vada che son pochi!) tutti richieste di attenzioni no stop.
La notte non dormi bene, fai sogni terribili, qualcuno – l’ultimo – ti ha ingravidata e ora sei CONDANNATA ad aver a che fare con lui. Per sempre.
Per fortuna sono solo incubi.

“Maestra, non riesco a dormire…” è la frase che più mi ha messa in ginocchio.
“Amore, anche io non riesco a dormire” vorrei dire, invece cerco rimedi protettivi per le loro paure. Ma nell’amarezza dell’impossibilità.
E, nonostante ciò, sono tornata a Milano nella piena coscienza che voglio adottare.

Da single.

Non mi interessa il perpetuarsi del mio DNA, non mi interessa la fenomenologia, non la forma del cranio. Io voglio offrire il mio tetto a chi non sa cos’è un amore tutto per sé.
Ora più che mai.
Nel frattempo, però, mentre ero a Scuola Natura non seguivo le notizie dal mondo (figuriamoci se c’era il tempo!), e scopro solo ieri sera che intorno a me si diffonde il temibile Coronavirus. Parliamone.
Stasera la farina, l’alcool e l’ammoniaca erano esauriti al supermercato.
Per cui mi chiedo: fosse questa la mia ultima settimana da viva sulla Terra?

Be’… tiriamo le fila?

Chi parlava di morte? Kierkegaard? Epicuro? Non ricordo più… ma il concetto era cristallino: se c’è la morte non ci sono io. Amen.
Non ho mai temuto la morte e se morissi tra 7 giorni… be’, non posso lamentarmi.
Certo, alla soglia dei 40 sono ancora precaria.
Ce ne frega qualcosa se tra 7 giorni moriremo tutti? Naaa.
Sono single. È un problema? Tecnicamente chi se ne frega. Certo, gli ultimi 7 giorni li trascorrerei facendo l’amore, in un continuum temporale. Ma questa è un’altra storia.
Non sono un’artista famosa. E allora? Tanto morirete tutti. Chissene.

Il bilancio finale della mia vita è una vita vissuta a pieno, piena di errori e riflessioni, delusioni e soddisfazioni, di scommesse andate a male e di sparse conferme di eccellenza. In cui il disegno la fa da padrone. E non mi fermo mai.
Il 18 marzo 2019 ho iniziato il progetto di un disegno al giorno, devo arrivare a 365.

Solo questo conta ora.

Forse solo una cosa mi urta: non aver mandato affanculo quasi nessuno quest’anno.
“Quasi” perché c’è netta differenza tra omissioni e azioni.
Quest’anno sono stata davvero buona.
Troppo buona?

Diciamo che se tra 7 giorni non muoio sono un ottimo partito.
Il Punk rimane la mia stella cometa.
Ma a modo mio.

E Tinder che c’entra?
C’entra nella misura in cui ci siamo fatti mille menate sull’incontrare gente conosciuta in chat, classificandola come pericolosa, maniacale, perversa, quando è solo gente.
Gente alla quale resta un’ultima settimana di vita.
Sceglietevela bene. Lasciate da parte chi si proclama colui che vi amerà al massimo di ogni potenzialità, che vi snocciola meraviglie poetiche, che sostiene di essere un ottimo amatore.
“Mi scuserai se parlo lingue diverse… perché noi siamo al mondo problemi diversi”. 

Be’, non manderò affanculo proprio ora almeno un paio di persone che se ne sono guadagnate la coccarda al merito, perché – anche stavolta – ho di meglio da fare.

Ops!

 

 

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