RACCONTI DI QUARANTENA #5

(ovvero: “ci siamo”)

Fin’ora è stato facile, è stato onirico.
Ma ci siamo.

Il 4 maggio è a 57′ di distanza, se m’allungo mi pare d’afferrarlo.
Non cambierà nulla qui dentro eppure sarà tutto diverso.
Io e te sicuramente saremo nuovi e avremo un odore.
Per ora sei ancora un’ipotesi, un suono…

Vuoi essere il mio congiunto, ora e per sempre, finché la Fase 2 non ci separi?
Vuoi far sì che in un batter d’ali finiremo abbracciati in mutande?
Vuoi stringermi forte felice che non ci siamo ammalati?
Io lo voglio.
Tanto.

50′ di distanza, ancora inesorabilmente troppi.
T’ho immaginato così a lungo nella tua stanza, che quasi non vorrei invaderne la perfezione, l’ermeneutica, lo sconvolgimento per ogni chiamata notturna, ogni messaggio, ogni sospiro. Mi manchi. Mi manchi terribilmente e non so chi sei.
Il 4 maggio non tornerà mai più, non questo, e dal 5 maggio non so proprio cosa attendermi, perché tutto (s)fiorirà. Chi può dirlo?

43′ minuti ancora. Ho imparato a pensarti così forte che ti sento.
E temo che domani potrei non sentirti alla stessa maniera.
Chimere, fantasticherie e allucinazioni sono divenute l’ossigeno e ho imparato la lezione prioritaria: DE-PATATIZZAZIONE.

37′ ormai siamo in fascia protetta.
Cos’è una patata?
Un tubero.
Originario delle Ande.
Alimento nutriente, prezioso in tempo di guerra.
Ma cos’è una donna-patata?
No… non in quel senso… villani!

Be’, la donna patata è la donna che non deve chiedere mai, la donna che necessita di mostrare puntualmente il suo profilo fermo, stoica, a volte cinica, indissolubile, estrema.
La donna patata è indubbiamente copiosa di spunti preziosi per ogni carriera.
Ma è anche sola. Solissima.
Piuttosto che far cadere una sfoglia e lasciarsi miscelare con il latte e un pizzico di noce moscata, preferisce rimanere integerrima. Un tubero, appunto.
Nessuno potrà mai rimproverarle di aver sbagliato le dosi di sé, perché nessuno l’assaggerà mai. Un patata cruda. Grezza. Come un bozzolo.

21′ e tu mi hai sbozzata.
È questo l’amore? Un rischio a 2?
20′ e tu sei sempre più vicino.
È questa la passione? Un batticuore?
19′ e tu mi stai aspettando…

Finirà la Fase 1, finirà la quarantena, tutto tornerà come prima.
Tutto fuorché me.
Io.
Depatatizzata.
— — —

Questi racconti di quarantena terminano qui.
Ogni storia è un po’ vera e un po’ no, riguarda un po’ qualcuno che conosco e un po’ no.
Grazie per chi ha avuto la forza di reggerne la lettura.
Sono tante le cose che mi ero data come prioritarie il 24 febbraio e non ho mai fatto.
Però, in questo denso lasciarmi andare, oggi ho scoperto che posso scrivere 5 racconti+1 in un solo pomeriggio, che dura fino a mezzanotte.
Non è poco. Non è tanto.
Ma è qualcosa.

Buona Seconda Fase a tutti!!

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5 pensieri riguardo “RACCONTI DI QUARANTENA #5

  1. E io che ho sempre pensato che la patata fosse il vegetale umile e versatile per ogni necessità e circostanza. Non la facevo così.
    Non tutti i tuberi sono uguali, comunque. Dalle mie parti è pregiata la trifola (più nota come tartufo bianco), insidiata e localizzata da cani e suini, estirpata dalla terra e conservata poi nel riso. Carissima, perchè quasi introvabile.
    Ne basta un tocco appena per nobilitare e distinguere ogni piatto. E pensare che a qualcuno nemmeno piace (ignoranti!).

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