Se fossi una bambina…

Maggio non mi è piaciuto.
Non c’è stato nulla che mi sia piaciuto.
Dal mio compleanno, alla corsa in ospedale, alla Fase2.
Stanchezza, snaturamento e paura.

E quei 10 giorni al buio, senza musica, pianti di dolore, lontana da voci e monitor.
Ho odiato maggio.

***

Avete mai provato desolazione? Come tutto fosse perduto o, meglio, mai stato con criterio di verità indiscutibile. Anzi… come ogni realtà fosse solo una plasticosissima farsa e noi tutti formichine ripetitive e vacanti, noiose e prive di potenza e il mondo… il mondo… il mondo solo un passaggio gestito da poche decine di umani ingrassatisi alle spalle di tutti gli altri, un luogo pieno zeppo di angoli bui in cui bambini muoiono e adulti sfattiscono, in cui non c’è possibilità di condivisione né di rispecchiarsi in nessuno perché nessuno sente come voi.
L’avete mai provato?
La notte infinita, il giorno ovattato, interessi distantissimi, obiettivi azzerati.
Senza manco essere morti.

Bene. Si chiama depressione ed esiste.
Io l’ho provata e per tanti tanti anni ho creduto fosse normale stare al mondo così.
Anni importanti, anni andati. Anni d’alti e bassi. Logoranti.

***

Be’, ieri è stato l’ultimo giorno di scuola e non ho potuto riabbracciare i miei bambini.
Zoom e via. In fondo con i The Knack alla fine passa la paura e le maestre ballano in video con i piccoli gremlins e quasi quasi sembra di esser tornati a inizio quarantena, quando certe call ci emozionavano. E ho pianto. In video. Spudoratamente davanti a bimbi e genitori.

Ciao, sono la Maestra Vanadia e ora vado a nascondermi dalla vergogna.
O forse no.

Forse no perché… se il mio corpo produce due lacrime (vabbe’ un po’ più di 2, ok, dettagli) significa che è la mia natura e nonostante sia lungi da me dire che la natura sia giusta… non ci trovo nulla di male a piangere, a parte il mio imbarazzo iniettatomi nel cervello da ridicole sovrastrutture sociali. Chiaro.
Io so che piangere è sano. Anzi, salvifico.
Ai miei bambini insegno a piangere liberamente, soprattutto ai maschi affinché più nessuno li castri emotivamente dicendo loro che piangono solo le “femminucce” (viva l’Italia e la fine dell’idiota servizio di leva obbligatorio!), alle bambine invece insegno a rimboccarsi le maniche per risolvere i problemi pratici ché un giorno dovranno saper usare un trapano o cambiare uno pneumatico (viva l’Italia e viva le suffraggette, viva la lavatrice e viva Franca Viola!). E io non risolverò la nostra miseria sociale, ma dai miei bambini mi aspetto molto: mi attendo ci portino avanti con onore e diano un bel calcio in culo alla nostra generazione ancora avvizzita di cliché e oscurantismo.

Noi ai bambini abbiamo solo da dare e da loro parecchio da imparare.

Per questo oggi ripensavo a quegli anni di disarmante oblivio emotivo, a ciò che ne è scaturito nel tempo, ai miei errori, a come ho ferito chi mi stava accanto e al male che ho arrecato al prossimo. Al mio prossimo. Alla mia metà di prossimo.
Senza mai lontanamente volerlo.
Ma l’ho fatto, sono colpevole Vostro Onore.

(Dall’alto avremo guardato
La gente cadere giù
L’odore della tua pelle
Non lo annuserò più, no
E quei discorsi sul tempo)

 

E mi sono chiesta… se fossi una bambina… io cosa potrei fare o dire per ripagare un po’ il mondo della briciola di dolore e disprezzo che gli ho riversato sopra?
Ecco, se io fossi una bambina credo non avrei timori adulti e non mi spaventerei nel dire che, be’, se ti senti così allora stai male, tanto male, e anche io sono stata male in quel modo e morire è evitabile. Io ne sono uscita con una brava e dolcissima psicologa che per me all’inizio parlava ostrogoto, era troppo ordinata, aveva gli occhi terribilmente azzurri e con una manciata di psicofarmaci. O come si chiamano.
(Vabbe’ un po’ più di una manciata, ok, dettagli.)

Vostro Onore, scriverlo pubblicamente su un blog mi crea disagio, lo ammetto.
Vostro Onore, sono convinta di dare il buon esempio così.
Vostro Onore, la paura è di far paura al prossimo.
Vostro Onore, ma sti gran cazzi.

Che il mondo mi condanni!
Prego, con comodo, fatevi avanti.
Finora lo sapevano poche persone più intime.
Ma forse ora qualcuno oltre il mio schermo si sentirà meno solo o meno idiota.

Ho fede nei miei bambini perché mi auguro – ma ne sono convinta – che la prossima generazione sarà migliore (come ogni generazione lo è rispetto alla precedente, al di là dei moniti da vecchi pappagalli avvizziti) e so che non tremeranno nel dire che vanno dal dottore della testa se stanno male, come per il raffreddore si va dal medico.
So che i taboo di oggi saranno sdoganati domani. Non tutti.

Se ho distrutto il bello che avevo è stato perché non potevo esser miracolosamente differente, mi sento tanto in colpa Vostro Onore. Anche per i miei silenzi passati.
Ma penso pure che chi sostiene che dal covid usciremo peggiori è solo arrabbiato con la vita, mi sa che la sua manciata di psicofarmaciocomesichiamano non se li è presi e credo che chi voleva bene prima saprà volere più bene ora. E meglio ancora domani.
Per cui posso provare a dichiararmi alla vita e sperare ch’essa ricambi…

Cara Vita, abbiamo ancora Tanto Bello Tutto Per Noi.

Stai qui

4 pensieri riguardo “Se fossi una bambina…

  1. Se ogni generazione sia migliore della precedente, non lo so, non ho elementi sufficienti per pronunciarmi. Ho due nipoti adolescenti e sinceramente a loro invidio solo l’età . Se mi piacerebbe tornare giovane? Oh, certo, ma a patto di rivivere gli anni della mia gioventù e non risvegliarmi giovane domani mattina, condannato a un futuro che non mi piace per niente. Rivoglio i magici anni ottanta, per cui insieme ai robot antropomorfi e alle auto che si guidano da sole, vedete di inventare la macchina del tempo. avessero bisogno di volontari, sarei tra i primi a offrirmi. Via dall’abuso del politicamente corretto, dal falso perbenismo, dalle pretese incivili spacciate per diritti civili, da un ambientalismo stucchevole e ipocrita ad uso e consumo del neoliberismo dominante. Qualcuno mi dice che potrei ammalarmi di mali che oggi sono curabili, ma che allora non lo erano. E io rispondo che, correrei quel rischio.

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    1. Grazie per il tuo racconto 🙂
      Sai, io non tornerei indietro, il mio discorso sulle nuove generazioni è un discorso di fiducia, perché come dicevano che noi a 13 anni non capivamo nulla, avevamo perso i valori, ecc ecc, la storia si ripete. E a me va di stare dalla parte di chi incoraggia la gioventù. Come avrei desiderato incoraggiassero me e come ricordo chi lo ha fatto.
      Però non tornerei indietro… sono curiosa di me, del mio futuro 🙂
      Ma comprendo che il tuo desiderio non può soggiacere a qualche rischio, come in tutto 😉

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