V.M. 18 – parte 1

Oggi ho studiato.
Ho iniziato intorno alle 15 e ho appena finito. Circa 6 ore no stop.
Studiavo i colleghi illustratori.

No, non gli italiani. Ma quelli bravi, bravi davvero.
Non intendo dire che TUTTI gli illustratori italiani bianchi maschi facciano schifo, solo un 70-80% circa. A occhio e croce. Soprattutto quando si sfiora l’ambito del fantastico e al contempo realistico ecco che…
Che.
Che come per magia tutte le donne diventano donnine.
Le eroine trasmutano in fanatiche del sesso.
Elfe e maghe bondage impazzano.

Qualcosa non torna.
Qualcosa che ha a che fare con i numeri e con la qualità.
Siamo sempre là.

Partiamo dai numeri, ché quelli li capiscono anche le capre: insegno in una Scuola d’Arte da 2 anni e la frequentavo già da studentessa nei 4 anni prima.
2+4 = 6.  Tutti d’accordo? Bene. Fin qui è facile.
In 6 anni sono sempre stati molti di più gli studenti donna che non quelli uomini. I risultati sono sempre stati identici: c’è chi frequenta la mia magnifica scuola per puro edonismo (chapeau!) e non raggiungerà mai risultati eccellenti e manco gliene può fregare di meno (chapeau bis!), mentre c’è chi ci sputa l’anima su quelle tavole, tele, mosaici, vetrate (eccomi Satana! sono qui), tra questi ultimi non ho mai trovato particolari inclinazioni legate al sesso: tanto le donne quanto gli uomini nel complesso sono bravi a livelli identici.

Dunque, la semplice domanda logico-matematica è: perché sono di più gli illustratori, fumettisti, artisti uomini rispetto alle donne? Riflettere.

E ora andiamo al secondo punto: com’è che le donne ritratte nella maggioranza si trasformano in zoccole infoiate? Non voglio usare un linguaggio politically correct, perché la mia denuncia non ha NULLA a che fare con il politicamente corretto. Anzi.
Non intendo dire che le protagoniste di fumetti e illustrazioni fantasy sono donne che sanno godersi il sesso in ogni sua piega possibilista e originale. Ma magari!!
Ma chissà quanto avrei potuto imparare!
E invece no: le donne ritratte sono soggetti sottomessi a demoni, gorilla, capo mandria, che subiscono il sesso e lo vivono per dare puro piacere alla cosa/lui di turno.
Si intuisce dal fatto che le donne sono sempre delle bonazze infinite, mentre le cose/lui… be’…
Be’.
Spesso non si può manco dire “è un tipo”.


Trovo queste illustrazioni brutte.
Semplicemente brutte.

Per fortuna non tutti sono come i nostri illustratori. Per fortuna esistono artisti con stile.
A me sta bene il porno, sempre dichiarato, mi piace giocare  con il sesso, abbandonare le inibizioni (anzi! Ma lottiamo insieme contro la corrosione cattolica!), però questa banalità no, non mi sta bene. Questa riduzione del piacere, no, non mi sta bene.

E, come diceva qualcuno, ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole non c’è che da guardarsi allo specchio:
perché io vedo bene come le ragazze si stringono a Lucca Comics intorno a Lucio Parrillo, autore delle suddette illustrazioni, e non posso che chiedermi… perché?
Tra l’altro Parrillo ha un gran talento, i dettagli anatomici e l’uso del colore sono indiscutibilmente altissimi e allora la seconda domanda è, nuovamente: perché?
Lucio, perché?

In attesa di una cortese risposta, facciamo un ripassino va.

Nel frattempo mi auguro che le mie colleghe illustratrici mostrino spavalde quanto sono in grado di fare, perché ho capito che una grandissima differenza tra uomo e donna è che molti maschi a ogni briciola di successo sparano fuochi d’artificio come fosse la fine del mondo, mentre molto femmine – ahimè – fanno spallucce e dicono: “Sì, dai, potevo fare di meglio…”.
Una volta ho letto un articolo in cui si spiegava che muoiono più donne di infarto rispetto agli uomini, sapete come mai? Giunte in ospedale le donne si lamentano meno e dunque vengono attenzionate in un secondo momento rispetto agli uomini.
Così crepano.
Già… siamo proprio noi il nostro nemico, non per causa nostra, secoli e secoli di schiavitù non si cancellano al risveglio in un bel giorno di primavera.
Ma, adesso, non ci sono più scuse.
Sveglia colleghe!

E poi attendiamo almeno un paio di generazioni, ché ne abbiamo proprio bisogno.

Amen.

Ps. Ah! Quasi scordavo, queste considerazioni, che in me ci sono sempre state, oggi sono tornate a far capolino perché appunto studiavo dei FANTASTICI illustratori d’oltre-nazione e mi sono ritrovata ad abbozzare un elfo, una donna, una combattente. Fin qui nulla di nuovo, le letteratura né è stracolma. Però mentre la realizzavo aggiungevo qualche ruga là, un taglio qua e mi chiedevo quanti anni avesse… be’, non credo di aver mai incontrato donne elfe combbattenti al di sopra dei 25 anni con reali espressioni rabbiose.
Intendo disgustate, non in attesa di elargire un pompino.
Strano, ve’?

Schermata 2020-06-28 alle 22.23.59

2 pensieri riguardo “V.M. 18 – parte 1

  1. Sei la persona più splendidamente incazzosa che conosca.
    Non so nulla di disegno io, ma nell’iconografia classica il protagonista, donna/uomo/altro che sia, tende ancora ad essere rappresentato su dei cliché difficili da rimuovere, perché semplicemente attirano e confortano il fruitore, perciò un eroe stortignaccolo o una maga buzzicona sono ancora lontani dall’addivenire nell’immaginario collettivo, specialmente in questo nuovo medioevo.
    Combatti contro questo, allora.

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    1. “Sei la persona più splendidamente incazzosa che conosca” è la cosa più bella e vera che mi sia stata detta nell’ultimo anno.
      Ma ti sbagli: quei cliché non confortano il fruitore, bensì lo plagiano, è come un finto bisogno, stimolo-risposta alla Pavlov.
      Combatto contro varie cose, ma questa davvero non la tollero.

      "Mi piace"

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