V.M. 18 – parte 2

In questo secondo articolo V.M. 18 parleremo di MUCCALAPA.

Pensavo di disquisire del caso Murgia-Morelli o delle pochezze di Galimberti, tutti – come sostiene una mia amica molto ma molto intelligente – vecchi colti, chi più chi meno, cresciuti in un sistema maschilista che non ci rappresenta e nel quale non si rendono conto dei privilegi di cui godono. Da troppo tempo.
Over 50: brutta razza.

Oppure pensavo di raccontarvi di quella volta in cui il collega con il quale avevo una storia si limonò la segretaria d’azienda.
Il giorno del mio compleanno.
Nella mia cucina.
Durante la mia festa.
Davanti ai miei amici.
Roba che Alessandro Canino c’avrebbe fatto il disco d’oro alla carriera!
E pensavo di raccontarvi di come per giorni mi implorò di dargli una seconda possibilità, perché mi amava. Tanto, tanto, tanto.
E di come mi definì una donna troppo dura (intelligente?), gelida (frigida?), che non sa perdonare (anti-cristiana?) e che giudica facilmente (femminista?). Di come mi gridò quanto me ne sarei pentita…

Passano gli anni e un’altra amica (ah, ‘ste amiche!), mi fa:
“Indovina chi ho beccato su Tinder?”

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Oh, Cristo Dio.
A inventarlo non ci si crede.
E penso che l’età sia falsa.
Servirebbe un Tripadvisor per certi ex, per proteggere le altre donne.
“Il femmineo” vomiterebbe Morelli.
Il femmineo vi dovrebbe prendere a sberle, altro che.
A manu china!!

Ma… non ho fatto in tempo a parlarvi di tutte queste cose perché… n’è successa un’altra!
Un’ora prima della mia lezione di Ritratto. Oggi.
Ho iniziato la diretta che mi tremava il cuore.
Per fortuna i miei studenti sono balsamo per l’anima, i loro lavori mi curano le fobie e gli incubi ❤ non è solo docenza, è un dare e avere prezioso, sussurrato. ASMR.
Inizio a spiegare balbettando, con la paura di non farmi capire, di esprimermi male perché la mia mente continua a ripetermi “MA DAVVERO!?!?”.
Ma pian piano mi sciolgo… passano i minuti e le ore, tutto scorre.
Eraclito.
A Galimbè! Cazzo citi Heidegger se c’hai Eraclito! Daaaaaaai!

Poi il corso finisce e ti ricordi perché oggi sei così tanto muccalapa.
Bene.

Dicasi muccalapa/mucclapuni soggetto che investe il proprio tempo vitale intrattenendosi con il nulla, sguardo fisso e bocca spalancata. In tale frangente l’ospite – lapa/lapune (moscerino, zanzara, mosca, ecc) – approfitta dell’apertura orale per una escursione nel soggetto.
Più tempo spendi da muccalapa e più lape ti ammucchi. Ovvio.

Questa settimana sono stata muccalapa in tram ascoltando le minchiate di Morelli.
Muccalapa mentre lavavo i piatti ascoltando le minchiate di Galimberti sui giovani.
Muccalapa per strada quando ho ricevuto gli screenshot del mio ex collega su Tinder.

Ma oggi, oggi ho ingoiato le api regine delle lape di tutto l’universo.

Sapete quelle cose sconvolgenti che una volta – e solo una – capitano nella vita?
Be’, nella mia vita sono capitate un paio di volte, ma ciò significa solo che non imparo dai miei errori, o che cerco ossessivamente troppo la poesia…
Però se voi sarete in gamba non vi succederà mai più di una volta. Garantisco!

Magari manco una.

Quelle storie in cui lui compare sotto casa con un bouquet di fiori rosa antico.
Quelle storie dove al ristorante non fate che ridere e parlare mentre gli astanti vi guardano perplessi.
Quelle storie dove non vi baciate e per una settimana tenete il cuore in formalina.
Quelle storie che quanto scoppia la passione il mondo non esiste.
Quelle storie dal buon odore.
Quelle storie infinite.
Quelle storie che resti nella vasca per ore a chiederti cosa cazzo ti stia succedendo.
Quelle storie che piangi per le sue confidenze, per i suoi dolori.
Quelle storie che ti uccideranno. E tu lo sai.
Quelle storie che non sai più se non ci ha creduto lui… o forse tu.
Quelle storie che mandavano in iperventilazione tutti i tuoi campanelli d’allarme!

E… torte di non compleanno, telefonate interminabili, lettere, regali, valanghe di spremute di cuore, balli notturni per strada e “SPOSAMI!” e “GUARDACI! SIAMO BELLISSIMI! FACCIAMO UN FIGLIO” e “TI AMO! TI AMO!!” e “SE DOMANI TI CITOFONASSI CON LA VALIGIA E I MIEI DUE GATTI?!” e “COME CON TE NON SONO MAI STATO” e “SEI L’UNICA A CUI RACCONTO TUTTO QUESTO DEL MIO PASSATO” e chissà quante altre cazzate che ho scordato.

Però non è facile.
Non è facile un cazzo non farsi coinvolgere.
Non è facile decidere che non è il caso di sognare così forte.
Soprattutto per una sognatrice.

Non è facile.

La solita donna troppo dura (intelligente?), gelida (frigida?), che non sa perdonare (anti-cristiana?) e che giudica facilmente (femminista?).

Da qui le incomprensioni. Da qui “sono depresso, lasciamo stare”, da qui la fine.
A parte marzo, quando in pieno lockdown sosteneva di pensarmi e altre cose che non posso ripetervi nonostante l’avviso V.M. 18.

Be’. Si sposa.

Tutto qua.
L’ha conosciuta il 14 maggio e lei gli ha detto sì.
Con tanto di pubblicazioni parrocchiali.

Ok, chiariamo subito una cosa: non voglio mai più scopare con nessuno che frequenti la chiesa, intensi? O che intenda frequentarla in futuro. O che intenda sposarcisi dentro santa Madonna!
Chissà perché, dal primo momento di mia immensa muccalapaggine oggi mi è venuta in mente quella canzone là e non va più via…

Povera donna, mi fa tanta pena.
Non è facile dire di no quando uno ti giura e spergiura che è tutto vero…
Lo vorrei proprio quel Tripadvisor per gli ex.

Il matrimonio può essere l’evento più brutto della tua vita, lo spartiacque della fregatura universale e dell’annientamento veritiero. Non riesco a immaginare una sola briciola di bellezza nel finché morte non ci separi con lui.
E la cosa che oggi mi fa mangiare lape e tremare le gambe è che ci sarei potuta cascare io.
Me la faccio sotto dall’idea.

Oggi ho paura.

Ho paura di quanto sia possibile farsi manipolare.
Ho paura per la plausibile confusione tra sogni e pazzie meravigliose e sogni e pazzie inficiate di vuoto cosmico. Pochezza.
Anche per una come me, che è stronza, dura, rigida, frigida (no, non è vero, però poi dicono così quando si incazzano, altrimenti mi danno della troia).
Ah, però gliel’ho detto: come mai a gennaio volevi sposare me, a marzo ti mancavo, a maggio conosci un’altra e mo’ la sposi?

Risposta: a te non ho portato un anello.

Capisco.
Le parole non contano.

Le parole non hanno un peso, non ci evolvono, non ci distinguono, non ci descrivono.
L’apparato fonatorio non è più forte del pollice opponibile.
Capisco.
Le parole proprio non contano.

Le parole sono solo canzonette.

Raccontalo a lei, quando finirà a puttane.
Raccontalo a lei, quando piangerà forte.
Raccontalo a lei, dopo che ti avrà regalato i suoi anni.

Dio che paura. Per fortuna ho i miei però:

“No, non ci saresti cascata Vani, te lo dico col cuore, non per farti piacere: no, non ci saresti cascata. La debolezza… no, tu no. Poi, che ti piacciono i matti, che poi matti è una definizione generica, però che si tenda a derogare su certe cose che effettivamente quando tutto va a schifio tu dici ‘ah, ecco, vedi… eh, sì, in effetti’ ecco, questo è un problema sì anche tuo. Una caratteristica… però no. No, no, no. No. Io mi ricordo quella sera che siamo andati dai Neri Per Caso, che tu mi hai parlato di lui e hai detto ‘guarda, io ho capito il suo dramma, il disagio, cerco di immedesimarmi, un po’ di farmene carico… però.’ Ecco, quel ‘però’ è quello che t’ha salvato la vita, probabilmente quel però è pieno di tutte le tue esperienze di vita non solo amorose, sicuramente affettive, che… insomma… per cui… ok… sai… quanto meno se… cioè… io non mi permetto di metterti in bocca cose, non so se sai cosa vuoi, ma sicuramente sai come vuoi esser trattata, sai cos’è un parametro di normalità, almeno per te, e sai cosa non vuoi.
Ecco, sicuramente non gente che ti tratta così.
Per cui… no, non ci saresti cascata.
Perché, infatti, non ci sei cascata.”

Ne avete amiche così?
Che vi mandano anche regali inaspettati?
Io sì.

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Un però mi salverà la pelle.
Forse, per me, il problema è che il matrimonio è ancora una cosa seria.
Sono una donna troppo dura (intelligente?), gelida (frigida?), che non sa perdonare (anti-cristiana?) e che giudica facilmente (femminista?).

***

P.S.
Pure il nome era sbagliato!
A.A.A. Cercasi uomo con un nome meraviglioso.

***

P.P.S.
Ora che ci penso… come fai a sposarti in chiesa se sei divorziato?
O è come il gettone delle giostre? In chiesa puoi sposarti una sola volta nella vita, se poi nel frattempo hai avuto 2 figlie da 2 donne diverse, un matrimonio fallito con una terza donna e ti sei fatto mezza Terra… fa nulla.

Oppure puoi sempre rivolgerti alla Sacra Rota.

Oh-Oh.

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