La mia cattedra

Non scrivo mai di giorno, non mi focalizza sul mio centro la luce del sole.

Eppure stanotte non riuscivo a respirare… “Saranno i postumi del matrimonio in stile hobbit di sabato”, mi sono detta. “Magri faccio un po’ di respirazione e passa” ho pensato. Ma avevo un cinghiale che mi dormiva sul petto e, no, non era la mia gatta.
Quando finalmente ho preso sonno profondo ho vissuto una sfilza di sogni inquieti: serpenti, aerei persi, paludi, volti noti abbandonati, mercatini di vestiti usati a soqquadro e poi una maestra anziana, molto più grande di me, che mi spiegava quanto io avessi sbagliato a gestire il programma di studi dello scorso ciclo scolastico, quanto io mi fossi – per mancanza d’esperienza – semplicemente affidata ai programmi ministeriali: “Vedi, quei programmi vanno seguiti ma… fino a un certo punto e quale sia quel punto te lo spiega solo l’esperienza, il ministero non ti aiuterà, devi solo fare e sbagliare e correggere il tiro”. Mi sentivo una schiappa.

Stamane al risveglio ricevo un vocale e scopro l’attuale campagna di protesta social in corso.
#eccolamiacattedra

Mh. Non so.
A parte che per me le proteste si fanno ancora in piazza e per strada, e se vogliamo bruciare la città, eccomi, ci sto, dove ci vediamo? Ma… c’è un MA grande quanto un castello.
La ministra Azzolina non sarà certamente infallibile, MA io non avrei saputo fare di meglio.
Mi han detto che non è vero, che io avrei certamente partorito almeno 10 idee più valide delle sue. Plausibile.
Poi però c’è quel piccolo passaggio tra creatività e realizzabilità che non è proprio appannaggio di chiunque. Io so che non lo avrei saputo svolgere. Ammetto i miei limiti, che un dio mi liberi e perdoni! Quindi, no, non mi piace affatto questa protesta, non mi piace perché quest’anno mi fa paura. Non mi piace la ferocia.

So di esser diventata una brava maestra perché l’ipocrisia della falsa modestia non mi appartiene e perché tutti i messaggi estivi di colleghe, genitori, rappresentanti e bambini mi hanno confermato di essere riuscita a cavarmela anche difronte alla terribile DAD.
Ma non basta.
Ho paura perché dovrò trovare alternative al mio flusso didattico, alle sinapsi impazzite che scorgono collegamenti là dove aleggia l’insolito, giochi improvvisati, riflessioni, esperimenti, abbracci. Tutto questo dovrà finire, io dovrò imparare a programmare ogni dettaglio in anticipo affinché vengano rispettate le santissime e fottute norme di sicurezza e ciò distruggerà il 50% della mia didattica. Facciamo il 60% va.
Certo che ne sono terrorizzata.
E non mi trovo a gestire la folla inferocita!

Quindi, no, io non critico a spada tratta il governo e la Ministra.
E detesto chiunque citi la Azzolina definendola “una bambolina” o con altri appellativi idioti.
Soprattutto detesto le donne che lo fanno.

Ciò detto…

Ciò detto io stanotte ho dormito veramente male, i miei sogni parlano chiaro, ho fatto colazione in silenzio e oggi non sono in aula.
Ciò detto oggi sono posteggiata come tutti gli altri precari e, sì, certo, lo so che va così da sempre però… però io questo periodo storico lo avrei tanto voluto vivere dal primo giorno, sentendomi davvero parte del tutto, della macchina infernale, del gran caos, dell’organizzazione dei banchi, perché so che anche quest’anno dovrò arrivare in una realtà già consolidata, faticare per farmi accettare tenendomi stretta i MIEI metodi che si scontrano spesso con quelli delle altre docenti (e che comunque mi tocca stravolgere!), ricevere tutte le ansie genitoriali senza poter fornire risposte complete perché a chi arriva dopo non viene mai spiegato un cazzo. Ammettiamolo.

Quindi, sì, io stamattina mi sento abbandonata in un parcheggio ammuffito. Almeno in parte.

Ciò detto…

Ciò detto sono maestra anche stamane, non sto smettendo di creare didattica, esperienza, progettualità. La mia cattedra è ciò che comunque continuerò a fare, tutto ciò che sono stata, i miei errori che non mi vergognerò a raccontare nella speranza che qualcuno possa evitarseli, sono le foto tessere che ritrovo mentre sbaracco vecchie scatole e mi raccontano e ricordano la strada percorsa.
La mia cattedra è fare un bagno caldo pieno di schiuma bevendo un calice di bianco, perché l’edonismo del sapersi godere i piccoli istanti da soli per me è fondamentale nella costituzione del sé e dell’autostima. La mia cattedra è giocare al fiorista. La mia cattedra è accendere le candele e godermi il film più romantico della storia, perché Amore deve rimanerci nel cuore nonostante i nostri incroci infelici. La mia cattedra è l’angoscia del refresh ossessivo sul sito UST Milano senza ottenere riscontri e nulla da rispondere a tutti quei messaggi che posso riassumere nell’ultimo ricevuto:
“Maestra io voglio stare con te”.

La mia cattedra è non perdere la creatività e il buon senso.
La mia cattedra è un passo nel vuoto a occhi bendati.
La mia cattedra stamane è questo post.

9 pensieri riguardo “La mia cattedra

  1. Invidio quei bimbi che hanno questa maestra hippy/truzza/sognatrice.
    E sono pronto a sguainare la mia sciabola per difenderti dalle colleghe befanosaure, dai burodraghi mangiascartoffie delle graduatorie ergastolane e dalle mamme fiammeggianti che ti vogliono lapidare a colpi di merendine.

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