Debbie Harry e i supplì

“Quanti di noi fanno sesso alla grande con persone che ci vergogniamo di presentare ai nostri amici?”
Sex And The City, stagione 1, puntata 6.
1998.
Andata in onda in Italia nel 2000.

QUEL fantastico 2000.
Ora… io non ricordo più se nel 2000 saremmo dovuti esser fatti fuori da una profezia Azteca, Maya o se tutti i server sarebbero dovuti impazzire. Non era l’anno in cui successe anche qualcosa nel regno cattolico? Non ricordo… la mia memoria è un groviera poco salato.
Però ricordo che io partivo per Roma.
In autobus.
Sul parabrezza del bus leggendo al contrario il nome della Bella Capitale scoprivo AMOR.
Amor Omnia Vincit.
E da là rivivevo.

Ricordo Roma, ricordo che non trovavo un fottutissimo buco in affitto finché una Paola nel cortile dell’università non mi chiese “hai una penna?” e io risposi “sì, e tu hai una camera?”, così trovai Casa…


Ricordo che quell’anno usciva nei cinema Dinosauri della Disney (un fiasco totale, ma uno dei dinosauri mi ricordava l’espressione della mia coinquilina, anni or sono prima di diventar docente di ritratto – per fortuna), gli affitti alle stelle per quella roba là del papa, il concerto del primo maggio cui arrivai in ritardo perché era il mio turno di pulizie in casa, l’università La Sapienza e il progetto di informatica in cui mi ero imbucata fingendo di saperne qualcosa di pc solo perché c’era un tipo tanto carino che somigliava a Valerio Mastandrea, ma che nonostante io non capissi una acca di informatica mi permise di avere accesso alla saletta web e alla connessione universitaria, da dove scambiavo lunghissime e-mail con la mia migliore amica rimasta in Sicilia.
Il 2000. L’anno del tutto è possibile, del vento forte che sapeva di stregoneria e delle tipe che cantavano scalze per strada mentre le osservavo abbarbicata come una gatta dalla finestra di via Palestro.

E tutto era meraviglioso. Le mie adorabili inquiline di su, i miei inquilini di giù con i piatti attaccati al soffitto e la mia padrona di casa ultra centenaria che sfoggiava unghia rosse carminio mentre stendeva i panni. Porta Portese. I cinema come sale studio. Via Savona e la Stazione Termini, il mercato dei tossici in piazza Vittoria, la cripta dei cappuccini e il Colosseo di notte in vespa. Il mio primo completino intimo, di un azzurrino abominevole che ai tempi – prima di votarmi al pizzo nero – mi pareva eccezionalmente dolce ed elegante.
Poetica gioventù!
Le salsiccette a poco prezzo, la pizza strana lunga, i supplì che non sono né arancini né crocchette né un cazzo (ma erano buoni), il tipo della tabaccheria sotto casa che voleva uscire con me e si lavorava le mie coinquiline con uova e colombe pasquali mentre io mi facevo venire la febbre per evitare quell’incontro ma che mi regalò la mia prima cassetta di Daniele Silvestri (Il Dado ❤ ) e un maglione beige dei cinesi che indosso ancora ora. In questo istante.
20 anni dopo.
E poi dicono che i cinesi non sanno far roba di qualità!

Quel 2000 fu eccezionale. E usciva pure Sex And The City.
Il termine “sex” disorientava.
Inibiva.


Sono passati esattevolmente 20 anni da allora. Una quantità di “cose” di cui non vi farò l’elenco per mantenere un briciolo della mia dignità, ma… ricordate questo invito?

Bene.
Ci siamo.
Ma non con un semplice banale stropicciato succinto dislessico essiccato pezzo, bensì con una intera rubrica. Giààà…
Rullo di tamburi… arriva Debbie Harry!!!!!

Riconoscerete i pezzi di Debbie in quanto introdotti dall’hashtag #c’eraunavoltaunapatata, il titolo della nuova rubrica al sapor di Sex And The City, Confidenze e Una Serie di (s)Fortunati Eventi che ci farà compagnia nelle future nottate in lockdown.

Perché passano i decenni e le città, i supplì e i mercati, i maglioni orribili e i completini imbarazzanti, ma resta che ci vuole coraggio e un po’ di incoscienza a raccontarsi…


Chiunque desiderasse sputtanarsi in questo spazio è il benvenuto: scrivetemi su vanadiaart@gmail.com e intanto…

… Buone Letture!

4 pensieri riguardo “Debbie Harry e i supplì

  1. Agganciandomi alla tua introduzione, posso confessarmi anche io.
    Durante gli anni dell’università mi capitò di circuire una mia compagna di corso che, se non proprio atroce, era comunque piuttosto brutta. Fu una circostanza occasionale: una sera la feci ubriacare e la zifonai dentro un’utilitaria. Inutile aggiungere che di lì in avanti la ignorai e mi resi per lei irreperibile. Mi rendo conto che è eticamente disgustoso, ma in fondo fu un mutuo e reciproco soccorso. Tra l’altro ho scoperto che oggi è una donna di un certo successo. Magari ha rimosso.

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  2. Spero sia stato sesso alla grande, altrimenti non si aggancia all’introduzione… 🙂
    Se lei dopo ti cercò non credo si sia trattato di mutuo e reciproco soccorso, ma se a vent’anni si è stupidi davvero figuriamoci dopo.
    Ho addosso la terribile sensazione che la bellezza estetica sia necessaria all’uomo molto più che alla donna per abitudine culturale e scorpacciate pubblicitarie, ma forse è solo una mia follia.
    O forse è che a me se non sono brutti, psichici o almeno un po’ disgraziati non mi prendono.

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