La Cacca e gli Origami.

Forse non frequentavo neanche le elementari, che ai tempi non si chiamavano ancora primaria, quando mio nonno mi insegnò i miei primi origami.
Oggi gli origami alla primaria sono considerati innovativi e lo sono di certo.
Ma nonno Cecè era avanti.
In Sicilia.
Che ironia!

Per creare quegli omini di carta che si tenevano per mano dovevo piegare il foglio a fisarmonica e stare bene attenta a non tagliare lungo tutti i bordi. Quando capitava gli omini perdevano irrevocabilmente la presa delle rispettive mani. Quella catena spezzata mi spezzava il cuore. Certo, avremmo potuto metterci un po’ di scotch, ma mio nonno insisteva che quello era barare.
E così tiravo via dal giornale un’altra pagina e riprendevo a piegare a fisarmonica…


Dicono che Casa sia dove fai la Cacca.

Ma io ho sempre fatto la cacca ovunque… in treno, a scuola, in ufficio, prima di un esame all’università, in albergo, nei bagni di tutti i miei amici, ma proprio tutti, eh.
Che sennò poi magari qualcuno ci resta male.
Eppure non erano Casa. O forse sì?

Dicono che pretendo troppo. Che dovrei accontentarmi.
Me lo disse anche la madre del mio ex, chiedendomi di tornare insieme a lui, perché… ehi… “Pensi davvero di poter trovare di meglio? Siamo tutti così”.
Sono scappata.
Non ho sbagliato.
Lui ora sta con l’ultima amica single rimasta nel giro.
Alla fine va così: o peschi su tinder o peschi tra gli avanzi di ciò che passa il convento.

Ché secondo me se uno si accontenta allora Casa può essere pure il cesso di un frecciarossa o di un treno vietnamita dove nel cuore della notte ho cagato l’anima a un dio.
Ma da là perdersi è un passo. Se una casa vale l’altra, che senso ha cercarne una speciale?
Okkupa la prima che incroci. Invadila. Ingravidala.
Vivici.
Ma non rompete i coglioni a me se i miei sogni sono vivissimi tormenti.
Tanto un cesso vale un cesso e un tetto ne vale un altro nella Brianza velenosa.
E non prendetevela con me!
Ne parlava Battisti del vostro cimitero di campagne e mutandine rosa.
Lo avete fischiettatto tutti, almeno una volta nella vita… dunque parlatene con lui, non con me.
Ma magari, mentre gliene parlate, andate pure un po’ affanculo.
Affanculo per avermi rinfacciato di aver preso le mie difese (si chiama libero arbitrio), affanculo per avermi parlato di cerette e rossetti e di come farmi bella (grazie ma lo sono già), affanculo per avermi fatto credere che ero il vostro miglior regalo (mai credere ai deboli).
Però grazie.

Grazie per avermi mostrato un futuro stantio come la puzza di sudore acido sul pigiama sporco.
Grazie per avermi fatto respirare la pesantezza densa e soffocante del paesino innevato con le strade deserte alle 21.00. Senza lockdown.
Grazie per le serate alcoliche tutte uguali negli unici 2 locali della provincia, popolati da disperati spenti e muti che si affogano di cocktail altrettanto spenti e muti.
Grazie per avermi mostrato il modo in cui bisticciate di continuo, cuccioli invecchiati prematuramente, là dove un litigio appare un ottimo diversivo al nulla che avanza.
Grazie ma… no… cioè, io la cacca da voi la facevo anche volentieri.
Ma… no.
In Brianza non li avete mai fatti gli Origami.

No.
Per favore, no.
Per favore…
Per favore.
Per favore, lo so che ora so meglio di prima cosa voglio, è una condanna anche per me.
Per favore però…
Per favore non chiedetemi di accontentarmi.
Perché, per favore… un po’ di scotch l’abbiamo tutti.
Per favore, senza barare…
… per favore…

per favore, lasciatemi sognare dignitosamente
e in grande
per cui
per favore

Per favore, mi daresti il tuo cognome o una lettera d’amore?
Per favore, mica me lo fai un sorriso, che ci scrivo un altro pezzo?
Per favore, mi diresti che ore sono così non scordo la tua voce?
Per favore, mi vorresti lì con te?
Per favore, senza impegno.
Per favore, come una dedica su un muro.

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Per favore, faremo la Cacca e gli Origami insieme.
Senza barare.


E ora, per favore, ti potresti addormentare ché io ti vorrei guardare?

3 pensieri riguardo “La Cacca e gli Origami.

  1. La distanza tra quello che abbiamo e quello che vorremmo è, mediamente, due volte il diametro della Terra. Fa in tempo a congelarsi ai poli, bruciarsi nei deserti e affogare negli oceani, prima di tornare lì, da dove era partita. E così sembra vicina, tipo pochi millimetri. Quella bastarda.

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