Normale

18 ottobre – 29 novembre

Tutte le volte che non scrivo… stanno succedendo cose. Troppe cose.
Alcune così simili al passato da creare claustrofobia, altre così differenti da ogni realtà nota da rimanere un grande, insoluto e indecifrabile punto di domanda. Altre, invece, sono NORMALI.
Perché per quanto io detesti chi “Sono una persona semplice e normale” (Cristo, vomito), è al contempo vero che serve anche uno spiraglio di normalità, nel bel mezzo del cammin di una vita stravagante, serve qualche scoglio dove prendere il sole, semplicemente sdraiati tenendosi per mano. Normale.
Tipo come può esser normale iscriversi a un corso di scrittura e – esercizio dopo esercizio – confezionare un personaggio, una trama, una sinossi e, addirittura, un primo capitolo.
Paura.

Ve lo lascio qui.
No, non ne ho alcun timore, siate sfacciati se voleste lasciare un commento!
Sennò, non varrà la pena farlo.

Ah! No… i vari riferimenti che coglierete probabilmente non saranno puramente casuali. O forse sì. Dovreste chiederlo a Epimenide, di certo egli districherà ogni qualsivoglia vostro cruccio!

Buona lettura.

— — — — —

Ieri si è rotto il mondo 

Le due se ne stavano in disparte a godersi lo spettacolo sorseggiando punch al rum: ogni party natalizio era uguale al precedente e per questo avvincente, almeno per donne anziane come loro. Gli invitati si susseguivano in una passerella di paillettes, scollature da 5.000 euro a tetta, sorrisi smaglianti su pelli abbronzate con -7°, immancabili cagnetti dal pelo radioattivo in collarini di Swarovski e languide strette di mano che significavano solo una cosa: sarà fruttuoso fare affari con te. Smile splendenti per tutti! 

Ogni anno il party era dedicato a un’area d’intervento differente:
– costruzione della pace e prevenzione dei conflitti 
– prevenzione e cura delle malattie
– alfabetizzazione ed educazione di base
E via dicendo. 
Non si capiva mai un cazzo su quali enti nello specifico fossero coinvolti o quali obiettivi specifici si volevano realizzare e a nessuno pareva fregar nulla della faccenda. Purché il tutto fosse guarnito da caviale, champagne e da splendidi smile!

Le due comari, ormai al quinto punch, se la ridevano di gusto ideando fantasiosi soprannomi per tutti i presenti: Bis era il tipo che a ogni party finiva a letto con una diversa, spesso un paio, le filmava, le caricava online e si dava al ghosting; poi c’era Buchi, da “bucolico”, che sosteneva di immolarsi continuamente alla causa ambientale ma era vittima dell’uso cittadino dei suv e della maniacalità del lavarsi le mani; Porny, che sosteneva di aver creato l’alter-editoria, con un testo di porno ricette associate a immagini vagamente erotiche; infine Capra, apparentemente intelligente e affascinante, nonché mentore di una lobby satanista immanicata con i più elevati poteri politici ed economici della Milano da bene. 

“Cara, ma perché ce ne stiamo qui con questi mentecatti?”
E dove vuoi andare, tesoro?”
Non so, a far festa…”
Ma questa è una festa! Sei già sbronza, infatti.”
Oh! Non dire sciocchezze, che saranno mai un paio di bicchierini alla mia età.”
Cinque bicchierini. E comunque la tua età non esiste più, tesoro… non bleffare!”
Be’ sono più viva, bella, in forma e in salute io di ‘ste persone!”
Su questo non posso darti torto.”
E io sono morta!” le due scoppiarono in una sonora risata, poi l’anziana aggiunse: “Oh, è arrivato tuo nipote, con quella”.

Quella era Anita Quale, da 3 anni fidanzata di Alessio, rampollo della famiglia Arcadia che ogni anno a ridosso del Natale organizzava un party esclusivo in una cornice di lusso.
Tradotto: ricchi sfondati, gli Arcadia. Il padre era un noto e potente quanto prepotente produttore televisivo, che si era costruito una fortuna nel mercato del mattone e da sempre sfruttava accordi politici per rilanciare il proprio successo. Ebbene sì, una storia nota che si ripete. 
La moglie, di 10 anni più giovane, era una nobile, di indole nervosa e irascibile, ma in grado di mantenere sempre e comunque le apparenze a qualsiasi costo, non si preoccupava troppo della propria famiglia quanto più della tradizione di beneficenza di cui era ereditaria da lungo tempo.

Anita, anche lei di famiglia benestante, aveva messo gli occhi su Alessio durante una vacanza alle isole Eolie, Panarea per l’esattezza: sapete come vanno queste cose… il mare di notte, le stelle, la cocaina ed è un attimo che… puff! Scatta l’amore. Fu fulmineo, intenso, a tratti melenso, ricco di citazioni di brani pop italiani e gioielli contemporanei. Anita proveniva da una famiglia di imprenditori ma le mancava quel quid sociale, quel non so che… anzi, lei lo sapeva bene cosa fosse quel non so che: un figlio di nobile stirpe! E, come nelle migliori fiabe, avrebbe partorito il primogenito perfetto che avrebbe conquistato il mondo, le grandi case cinematografiche, la politica e la finanza! Senza considerare manifesti pubblicitari e Instagram. Era tutto scritto tra le stelle e lei doveva solo cogliere ciò che il fato le offriva come l’opportunità della sua vita… 
Finirono a scopare in spiaggia, dietro una vecchia barca. Anita non fu ingravidata, plausibilmente perché Alessio era troppo sbronzo, ma iniziarono un magnifico rapporto di amorosi sensi che, ben 3 anni dopo, adesso la costringeva a presiedere a quei party di merda. Senza manco una proposta di convivenza all’attivo. 
La loro storia non era affatto orribile, si basava su stabili sopportazioni vicendevoli, pochissimi conflitti e quasi nulle confidenze, insomma era un amore perfetto, se solo si fosse concretizzato in un progetto per il futuro. E mentre Anita rosicava sempre più a ogni nuovo baby shower cui veniva invitata, Alessio non mostrava il ben che minimo disagio rispetto alla propria esistenza che riteneva, con cognizione di causa, praticamente perfetta. Sotto ogni punto di vista: viveva in un’ampia casa ubicata in uno dei migliori quartieri della città, godeva di un conto bancario significativo ereditato da avi e avi, poteva contare su un paio di compagni delle medie come amici, ogni tanto si occupava di social media per diletto (sapete quante canne si fanno i team di creativi all’opera?), possedeva una fidanzata carina da mostrare in giro e adorava isolarsi nel suo salotto ad ascoltare punk a tutto volume. Questo era il piccolo segreto di Alessio: ai tempi dell’università Guido, un collega puntualmente spelacchiato, con l’ossessione delle cinture in cuoio, gli aveva prestato una cassetta dei Ramones, da allora Alessio aveva sviluppato un feticismo per tutto ciò che riguardava il punk.

Dai vinili originali, alle magliette di Vivienne Westwood, ai poster dei primissimi concerti, Alessio collezionava tutto e quel tutto gli era utile per buttare il mondo fuori casa e isolarsi. 
E ballare. Ballare forte. Ballare fino allo sfinimento, fino alla nausea, fino al magone, per poi lasciarsi cadere sul divano e rannicchiarsi incrociando le dita dei piedi con quelle delle mani. 
Strano, direte voi, dal momento che la sua vita gli piaceva e pure parecchio. E in effetti era così… eppure… avete mai ascoltato i giri iniziali di Pretty Vacant? Avete mai provato a danzare al buio facendovi possedere solo dalle vostre passioni ancestrali? Avete mai provato a gridare forte? A inveire? A bestemmiare? Avete mai provato a desiderare morto vostro padre che non perde occasione per ricordarvi che valete meno di niente?
Ah, no? 
Be’, c’è qualcosa che vi porta a distaccare l’anima dal corpo in quel rituale. La Nonna lo sapeva bene, dato che a ogni play, mentre Alessio si dimenava in salotto, lei e l’amica ancheggiavano sbronze sul soffitto.
Quindi, in questa pace esistenziale mista a punk, cosa avrebbe mai dovuto spingere Alessio a figliare? Suvvia! Aveva tutto ciò che gli serviva.

Il party natalizio dedicato alla prevenzione e cura delle malattie intanto proseguiva al meglio, gli ospiti erano già strafatti, la cassetta delle beneficenze strabordava assegni e gli smile erano sempre più smaglianti. Era giunto il momento di introdurre gli artisti della serata: contorsioniste succintamente vestite da elfi, con in bocca dei lecca lecca a forma di albero natalizio. 
Mentre lo spettacolo proseguiva con Mariah Carey sulle note di All I want for Christmas is you, Anita – accecata dai lustrini, dalla magia del Natale, dalla musica e dal suo desiderio di appartenere indelebilmente a quella società che la circondava – fece cenno ad Alessio di raggiungerla in giardino. 
Un attimo dopo, mentre stavano pomiciando tra le rose rinsecchite dal freddo, Anita, abbastanza innamorata come non mai, glielo confidò spudoratamente: 

“Ti amo, voglio un figlio da te”. 

Alessio sentì una scarica di acqua gelida scorrergli lungo tutto il corpo, dal picco della vedova ai testicoli, provò un irrigidimento fisico come non mai. 
Un figlio? Cos’era un figlio? Una specie di umano basso e minorato che gira per casa, distrugge, sporca, confonde. A che serviva un figlio?
Per fortuna quel momento idilliaco venne interrotto da risate sguaiate, grida acute e voci sovrapposte. 
Giungevano da poco oltre il roseto di famiglia. 
Alessio ne approfittò per un: “Ma che sta succedendo?” utilissimo a offuscare il focus di quel momento tra lui e Anita. Si sporse oltre il roseto e distinse chiaramente un paio di figli delle amiche della madre e i due suoi unici amici: uno dei ragazzi sconosciuti teneva per la collottola un gattino nero con la mano sinistra e con la destra gli schiacciava la coda a zig-zag, probabilmente rompendogli quale ossa, per cui il micio gridava disperatamente. Anita, che aveva seguito Alessio, rimase pietrificata di fronte a quella crudeltà gratuita, mentre lui, con occhi vacui, rimaneva inerme. Avrebbe potuto intervenire, avrebbe potuto richiamare i suoi amici. Ma non lo fece. Non lo faceva mai. 
Il fantasma della Nonna, che con lo spirito dell’amica aveva seguito a sua volta Alessio e Anita, aprì le braccia e, mentre quei ragazzi completavano l’opera, accolse il micio, ora simile a lei, doveva avere circa 6 mesi. Era ancora cucciolo. 
Anita gridò forte. Troppo tardi.
Gli spiriti non possono interagire con il mondo umano, ma possono maledire, questo sì, e quella notte, con il micio tra le braccia della Nonna, varie maledizioni vennero scagliate contro quel gruppetto di ragazzi strafatti; mentre Alessio assisteva alla crudeltà senza muovere un muscolo, Anita, fissandolo esterrefatta, si chiese chi era quel soggetto con cui avrebbe mai dovuto mettere al mondo un figlio. 

Poco importa, tanto a breve il mondo si sarebbe rotto.

2 pensieri riguardo “Normale

  1. La scrittura dovrebbe essere catarsi, e gli psicanalisti ci marciano parecchio su questo.
    Chi scrive quindi si identifica in parte, o almeno si inocula, in tutti i personaggi o addirittura oggetti che il plot rappresenta.
    E qui c’è di tutto. Tu sei tutte queste cose qui? Niente/nessuno escluso?
    Comunque, hai sollecitato una critica, e allora eccotela: c’è troppa roba, almeno per i miei gusti minimal.

    (e poi una metadomanda: cosa ha spinto te, e in generale chiunque, ad affrontare un corso di scrittura?)

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  2. La Nonna ❤️ Poco da dire e molto da dire, parla come se non gliene fregasse null, e va bene così.
    È un po’ frettoloso, o meglio, c’è tanto che poteva essere raccontato più lentamente, descrivendo un po’ di più dove si ambienta l’ultima azione magari, il colpo di scena che un po’ mi confonde: quanti e quali ragazzi ci sono? Nessuno reagisce al cretino che tortura il gatto? Soprattutto gli amici del ragazzo che si pietrifica alla Petrificus totalus? Mi è sfuggito anche che fosse un giardino e come spuntasse fuori questa informazione. Insomma, da curiosità ma è da rallentare o spalmare un po’

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