Il Lupo Cattivo

Sono tornata a Milano da 11 giorni.

Facciamo i conti un po’ tutti con ciò che avevamo lasciato e con ciò che ci ricorda quel periodo là, quello del lockdown, dell’emotività confusa, delle domande grandi come macigni.
Torniamo e… non è come prima. Ma non è neppure “normale”.
Ci vediamo, organizziamo cene e reunion, incontriamo gente, eppure all’Esselunga ci andiamo ancora mascherati che manco Zorro e ci chiediamo se le cose torneranno “normali”.

Ecco.
Io stasera mi interrogo sul normale.
Torni a casa, pranzi da sola e… ti ricordi com’è stato per mesi di clausura.
Torni a casa, riordini il tuo studio e… ritrovi tutti quegli schizzi fatti durante le dirette.
Torni a casa, spegni la luce e… ti chiedi se domani tutto andrà meglio o se il mondo collasserà.
Ancora.

Non mi servivono i suddetti racconti delle mie amiche e le mie sensazioni per comprendere che non esiste il normale, che è una bufala, una bella bugia bucata che ci raccontiamo per illuderci di avere appigli sicuri. Che poi tutto ciò che è sicuro ci annoia.
Ammettiamolo.
Almeno una volta, siamo onesti.
Il normale… è terribilmente noioso.




Da qui lo strappo troppo brusco certamente disorienta.
Servirebbe sempre qualcosa. Il quid. Quel quid.
Un po’ di delicatezza, un bacio in più, un abbraccio, 2 parole di conforto, un sorriso inaspettato.
Siamo umani. Cazzo. Vediamo di restare umani.
Sarebbe già tanto.
Sarebbe bello.
No…
Sarebbe Divino.
Divino.

Dal lockdown ognuno ha imparato qualcosa, chi più chi meno, chi ancora se lo domanda.
Purché il punto interrogativo sia palese. Che sia immenso e ingombrante, che tu non possa distoglierne lo sguardo finché non diventi strabico.
Non serve avere la risposta.
Basta la domanda.
Non mi è mai stato chiaro che “non conta il punto d’arrivo quanto il percorso” come ora.
Il mio percorso ha zigzagato, trottato, singhiozzato, pianto, stop, piano, amen, ricomincia. Più forte.
Ecco, sono nel momento del più forte.

Penso di stare mettendo in atto una serie di comportamenti errati: non si torna a Milano per prender un treno per Lecco, non si torna per condividere un divano letto con un’amica, non si torna per incontrare gli amici, non si torna per organizzare cene di gruppo, non si torna per andare a un matrimonio, non si torna per incontrare estranei. No.
Eppure non si può tornare per morire.
Non ho mai desiderato vivere così forte e con tale gioia, non ho mai osato tanto.
Sto attenta a me…


E mi scopro nuova.
In tanti periodi storici dovevo farlo proprio ora?

Be’, non sarei me in caso contrario.
Sono sempre stridente e sbagliata.
Mi sta bene così.

Ricordo che il Prof di Filosofia Morale arrivato un giorno in aula disse: “Mentre venivo qui ho scorto l’insegna di un negozio che recitata ‘cose di casa’ e mi sono detto ‘fortuna che non sia una casa di cose'”.
Strano come certi dettagli ti si incastrino tra le sinapsi. Per anni.
Ci ho sempre pensato ma non l’ho mai attuato.
Fino a ora.
Post lockdown.
Post relazione essenziale.
Post me.

Ho iniziato a buttare TUTTO. La regola è: se non l’hai usato nell’ultimo anno… via!
Sto svuotando la mia casa e il mio corpo.
Svuoto l’anima e la mente.
Mi lascio prendere.
Scopro la meraviglia del darsi senza riserva.
Scopro il πάντα ῥεῖ, non più solo sui libri.
E scopro. Scopro.

Scopro meraviglia, scopro che certamente l’Amore è altro, ma se l’Amore facesse l’amore con la dicotomia slave-owner tutto sarebbe più gioioso. È talmente panteistico!
E mi rendo conto che quei brividi in fondo alle lacrime sono magnifici, ma c’è qualcosa di meglio che ora io cerco, voglio, prentendo. Mi attendo.
Non so quando, non importa, πάντα ῥεῖ.
Chiunque esso sarà.
Chiunque esso verrà.
Voglio.

Stasera ho acquistato delle polpettine di polipo che mi cucinavo durante il lockdown.
Perché?
Per ricordarmene il gusto.
Per capire se qualcosa è cambiato.

E poi ci sarebbe la Rivoluzione, ci sarebbe ancora tanto che ne riparleremo.
Il percorso ha ripreso, con tutte le carte scombinate.
Non è meraviglioso perdere il controllo?
Bacia il colpevole.
E riconoscilo.
In te.
In me.
In.

È un gioco? Certo che lo è.
Tutta la Vita lo è.
E questo album è eccezionale.
Lo è sempre stato.

Ps. Ah… il lupo cattivo? Be’, non è mai così cattivo come lo descrivono. Il lupo cattivo distoglie lo sguardo e qualche volta ti chiama “Tesoro”. Ma è bello lasciare che ti prenda.
Che te ne fai del Principe Azzurro se puoi avere il Cavaliere Oscuro? Suvvia!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...