E anche oggi si tromba domani

7.2.22 verticale: lo usa Ungaretti, inizia con E.
È tutto il giorno che ci penso e la partorisco come “empiricità”, ovvero l’esatto opposto di ciò che è.
C’è qualcosa che non va, la mia mente si rifiuta di focalizzare ‘sta parola, credo perché ci stia lavorando.
E… e….. e……. maledizione! Ce l’ho sulla punta della lingua e a proposito ecco perché ci dicevano di non leccare i francobolli ché c’era la droga (ve lo ricordate?), a parte che droga gratis anche sì, ma nisba, fuori dal cancello della mia scuola al massimo ci regalavano gli album brutti dove raccogliere figurine ancora più brutte. Tipo quelle dei calciatori. Ma ti pare? Ma mi hai guardato in faccia? Noti le occhiaie? L’odio? La devastazione?
Non vedi che sono disagiata? Ho 13 anni, indosso la stessa maglietta nera da 3 settimane e mi proponi i calciatori… i calciatori manco sanno chi è Ungaretti. Eddai! Figurati. 7.2.22 verticale… mannaggiaame!
Comunque ci spedivano l’LSD dall’inghilterra (probabilmente da Londra, c’entra sempre Londra in questo genere di affari), me l’ha detto la vicina quando in cambio della sincronizzazione del decoder (10€ al mese di abbonamento ben speso per vedere Propaganda Live, una volta alla settimana, che se poi una volta cede il passo a Mentana, l’altra al best of – perché c’è Sanremo, lo sappiamo tutti che è così – vabbe’… rosico ancora di più per ‘sto abbonamento), be’ insieme a un decoder tirato a lucido la casa ha offerto un corso di Zendel. Questo è il mio primo Zendel.

In realtà io ho solo giocato a disegnarci su con mandorle e pinoli, la vicina lo ha creato e io credo spudoratamente a chi sa creare qualcosa di bello. Quindi, sì, c’era l’LSD sotto il francobollo. Me l’ha detto la vicina. Arrivavano da Londra.
Sicuro.
Scema io che la mia collezione di francobolli la regalai. Non ricordo manco più a chi.
Come ‘sta parola che continuo a non ricordare… con la E… entrecote… excalibur… ergonauta… no, no…
È come quando non ricordo di rispondere ai commenti sul blog, che in realtà poi lo ricordo benissimo di non averlo ricordato, ma finisco per continuare a scordarmene! E io lo so perché, perché, mio buon Dimaco, se ancora passi da queste lande sempre più desolate, dove anche Debbie ha fatto fagotto per luoghi (più) ameni, c’è che mica me la sono scordata la tua domanda, ma la risposta mi è giunta ieri, tra il caffè e il “ma che cazzo ho scritto per l’esercizio!!”.



cosa ha spinto te, e in generale chiunque, ad affrontare un corso di scrittura?


Io non so in generale chiunque che pensa, non so manco che pensa il tipo che mi sta di fronte sul divano, che prima mi guarda così scandagliatamente da mandarmi in ipoventilazione ormonale e un attimo dopo si trasforma in zia Pina che al massimo mi fa tap-tap sulla testa se dico una frasetta vagamente intelligente, capita… che ne so io di cosa spinge quei chiunque a fare un corso di scrittura? Io non so proprio nulla. Giuro.
Oddio, forse qualcosa la so… certo… potevo supporre che era meglio tenere su il vestitino nero scollato che avevo scelto invece di cambiarmi con una sorta di tuta mentre lui sta salendo le scale, e magari potevo pure evitare di creare il muro di Berlino in cuscini tra di noi sul divano e, a dirla tutta tutta tutta, in fondo tirarmi fino al mento la coperta a maglia della bisnonna mentre mi parlava non è stato il gesto più sexy dell’universo… ma io me lo ricordo come è andata l’ultima volta che sono inciampata sul sexy, 2 anni d’inferno che se li ricorda pure Blondie e c’ha ragione a non volerne più sentir parlare.
Anche se sono stati 2 gran begli anni infernali.
Meglio non pensarci e concentrarmi su altro… quella disgraziatissima parola con la E… e… eccezionale… eccitante… extranormale… no, no, no! Mortacci sua e di quegli occhi di tenebra.
Dunque… torniamo a noi, mio buon Dimaco, dicevamo?! Certo che… quegli occhi scuri e bui… DOV’È IL BAGNO? Cristo.
Ecco qui perché IO (e parlo solo per me) sto affrontando un corso di scrittura: perché sennò non si capisce un cazzo di quel che scrivo. E sfortunatamente non sono un “cherubino della poesia”.
La scrittura è catarsi, hai ragione tu.
Ma stai parlando della tua scrittura per te, della mia per me, mi stai parlando dell’amore nel cassetto che nessuno sentirà mai e sai perché? Perché non gliel’hai mai detto! Non glielo hai scritto! Non hai mai spedito la tua letterina.
Una letterina. Non chiederei di meglio. Non vocali, non messaggi, chat, email. No. Voglio una letterina.
Ma le letterine non le osa scrivere più nessuno. Che mondo brutto. E triste. E vuoto!
Mentre ricevere una lettera scalda sempre il cuore, anche se dentro vi trovassi solo un petalo di rosa, il disegno di un sole, un pezzetto di spago, una moneta raccattata da terra, un bacio, una lacrima, un saluto, la verità è che la scrittura che vuoi arrivi agli altri (perché da qualche parte lei arriva sempre, ma magari ci arriva da sola) deve essere il contrario di quella E, cioè il contrario di ciò che sto facendo qui io dalla mia prima “E”. Nel titolo.
E nessuno mi capisce.
E dicono io usi troppi puntini… (sopra, rebus: 3, 5, 7 – i numeri dispari sono importanti!).
E troppi a capo.
Troppi.
È insopportabile quanto io vada sempre a capo.
Perché mi piace.
Ne godo.
Male.
Malissimo!

L’ho intuito ieri mattina, quando mi sono resa conto che nella notte avevo consegnato l’esercizio biografico più complesso di tutta la mia vita, l’avevo inviato come si infilza qualcuno che odi. Ma invece di scapparmene via subito dopo, come ho sempre fatto, sono rimasta là, ad ascoltare le opinioni dei miei compagni di corso, a sfilare via il coltello insanguinato, ripulirlo e iniziare a intagliare la figura che avevo riesumato. Taglietto dopo taglietto, l’ho resa esplicita.
Mi stavo sputtanando sotto la luce del sole, senza E, senza LSD, senza troppi puntini e infiniti a capo.
Mi hanno paragonato a Elena Ferrante, che non ho mai letto, ma ho chiesto di esser chiamata Lady Ferry da oggi.
Risposta: “Scusa, lady ma… Ferry è come Fedez chiama la Ferragni”.
Che care le amiche.
Mi accontenterò di Lady Cocca.
‘Fanculo.

Dunque, si fa un corso di scrittura per imparare a far capire ciò che hai da dire.
Almeno per me.
Per giocare come faceva Ungaretti con la sua bell’E, per sfogarmi dopo troppa chiarezza c’ho il mio spazio qua.
E, be’, dal momento che non sapevo che risponderti ai tempi, ho scordato di farlo.
Mi perdoni, Dimaco? Io comunque a mia discolpa volevo solo aggiungere che quando si toccano certi temi mi viene freddo, tanto freddo che mi blocco, così tanto da dovermi nascondere sotto la coperta a maglia bianca e marrone, anche se ho difronte un profilo che improvvisamente vorrei baciare, probabilmente per le cose che mi sta raccontando, perché sento il mio stesso odore su di lui adesso. È un uomo, certo, ma è un luogo sicuro ora che lo guardo bene.
Avrei dovuto tenere l’abitino nero scollato.
Invece passo per quella delicata, addirittura fragile. Forse è vero, forse non sono poi il trattore che ho sempre sognato. Forse, invece, ‘na botta mi ci andava proprio.
Difficile dirlo: meglio un uovo oggi o una gallina domani? Il solito palo di ieri o una signorina con cuffietta oggi?

Dovrei smetterla con tutto questo Ermetismo.
Che poi non si capisce mai un cazzo.
E nessuno mi manda una letterina.
Ecco.

(Io però la signorina con cuffietta l’ho vista, dice di chiamarsi Camilla. Non era un palo.)
(Stolti!)

2 pensieri riguardo “E anche oggi si tromba domani

  1. Ho letto e riletto tre volte. Tre volte, giuro.
    E ancora non ho dipanato la quantità di cose che hai scritto: uno scibile universale dei sentimenti e delle relazioni.
    I profili mancano di profondità, e tu che disegni lo dovresti saper parecchio bene.
    (e Ungaretti scriveva cose mentre gli sparavano in trincea: tendeva a distrarsi)

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